PREMESSA pag.3
CENNI STORICI ED ETIMOLOGIA pag.4
II. ANALISI E CARATTERISTICHE pag.7
III. LA MAFIA NEL MONDO pag.9
3.1. Italia pag.9
3.1.1. Organizzazioni presenti pag.9
3.1.2. Il fatturato delle organizzazioni mafiose pag.11
3.1.3. Rapporti con la politica pag.12
3.1.4. Il contrasto pag.12
3.1.4.1. Associazioni pag.13
3.1.4.2. Istituzioni atte alla repressione del fenomeno pag.13
3.1.4.3. Vittime della mafia pag.14
3.1.5. Personalità mafiose italiane pag.14
3.2. Stati Uniti d'America pag.15
3.3. Organizzazioni mafiose nel resto del mondo pag.15
CONCLUSIONI pag.16
BIBLIOGRAFIA pag.17
La mafia è un fenomeno che si è sviluppato in diverse zone del mondo, nelle aree di debole controllo dello Stato, a causa di proibizionismo o d’isolamento geografico, etnico o sociale.
In Italia esistono diversi tipi di mafia a seconda della zona: la Camorra a Napoli, la ‘Ndrangheta in Calabria, la Cosa Nostra in Sicilia e la Sacra
Corona Unita in Puglia. Tra le organizzazioni criminali attualmente operanti in Italia, la mafia siciliana è quella più potente e ramificata.
La storia della mafia è molto complessa, com’è anche lo sviluppo dei gruppi e delle organizzazioni mafiose. Prima che la mafia diventi un fenomeno di grande importanza che influenza il corso degli eventi nella società italiana, tutte le persone che facevano atti illegali potevano essere considerati mafiosi.
Al giorno d’oggi, la mafia significa la lotta per il potere, i suoi capi trovando metodi per essere in controllo delle attività economiche e anche politiche, azionando in anonimia ed illegalità. Questo è dovuto anche alla struttura delle organizazzioni mafiose, ogni membro avendo un certo posto e compiti chiari. La struttura ben organizzata si basa anche sul rispetto per il capo e per gli altri membri e, di solito, le persone che non riescono a compire i doveri vengono punite.
Non solo in Italia, ma anche in altri paesi dove il fenomeno aumenta, sono nate associazioni che lottano contro la mafia. Di solito, il sistema delle organizazzioni mafiose è più elaborato e più forte rispetto a queste associazioni. La polizia ha catturato numerosi mafiosi, ma la percentuale non cambia molto il rapporto tra giustizia ed ingiustizia.
Il termine mafia viene usato per indicare una particolare e specifica tipologia di organizzazione criminale, avente tratti caratteristici e peculiari.
Riguardo l'origine del termine, un primo utilizzo venne registrato in Sicilia nel 1863, nell'opera teatrale I mafiusi de la Vicaria, ambientata nel carcere della Vicaria di Palermo e scritta da Giuseppe Rizzotto e Gaetano Mosca. Secondo Giuseppe Pitrè, il termine mafioso indicava una persona, un oggetto o un ambiente "di spicco" e nell'insieme abbia un non so che di superiore ed elevato (...) Una casetta di popolani ben messa, pulita, ordinata, e che piaccia, è una casa mafiusedda e solo dopo l'inchiesta del procuratore palermitano è obbligata a rappresentare cose cattive. Tuttavia il Pitré non ne chiarisce l'origine.
Si è quindi voluto associare il termine - spesso forzatamente e senza chiari riscontri - con un qualche vocabolo di origine araba, a causa della sua radice non facilmente accostabile a termini di origine invece latina o greca. Tale accostamento alla lingua araba sarebbe giustificato con la presenza in Sicilia nel corso del X secolo della componente islamica. Questo ovviamente presupponendo un'ipotetica origine siciliana delle principali organizzazioni di questo tipo. Così secondo Diego Gambetta il vocabolo originario potrebbe provenire dall'arabo مهياص (mahyas = spavalderia, vanto aggressivo) o, come propone il Lo Monaco, مرفوض (marfud = reietto) da cui proverrebbe il termine mafiusu, che nel XIX secolo indicava una persona arrogante, prepotente, ma anche intrepida e fiera.
Secondo Santi Correnti invece, che rigetta le origini del termine dall'arabo, sarebbe un termine piuttosto recente, forse derivato dal dialetto toscano, trovando un riscontro nella parola maffia. Di simile avviso Pasquale Natella che ricorda come a Vicenza e Trento si usasse il vocabolo maffìa per indicare la superbia e la pulizia glottologica (...) va subito applicata in Venezia ove a centinaia di persone deve essere impedito di pronunciare S. Maffìa (...). La diceria copriva, si vede, l'intera penisola e nessuno poteva salvarsi; in tutte le caserme ottocentesche maffìa equivaleva a pavoneggiarsi e copriva il colloquio quotidiano così in Toscana come in Calabria, dove i delinquenti portavano i capelli alla mafiosa.
- Diego Gambetta, The Sicilian Mafia: the business of private protection, Harvard University Press, 1996
- Claudio Lo Monaco, A proposito della etimologia di mafia e mafioso, in LN, Livorno 1990
- Domenico Novacco, Considerazioni sulla fortuna del termine "mafia", in "Belfagor", 1959, n. 14.
- Charles W. Heckethorn, Secret Societies of All Ages and Countries, London, G. Redway, 1897
- Giuseppe Palomba, Sociologia dello sviluppo - L'unificazione del Regno d'Italia, Giannini, Napoli, 1962
- Pasquale Natella, La parola "Mafia", Firenze, Leo S. Olschki Ed., 2002 (Biblioteca dell'"Archivum Romanicum", Ser. 2, Linguistica, 53).
- Selwyn Raab, Five Families: The Rise, Decline, and Resurgence of America's Most Powerful Mafia Empires, New York, St.Martin Press, 2005, 2009 traduzione dall'inglese Maria Grazia Bianchi Oddera "Le famiglie di Cosa Nostra", Newton Compton editori s.r.l Roma.
- Leonardo Sciascia, La storia della mafia, Barion Milano 2013, ISBN 978-88-6759-001-8 contenente l'articolo apparso nel 1972 sulla rivista Storia Illustrata
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